Eufemino d’oro all’UTE!!!

E’ giunta la notizia che alla nostra associazione  sarà conferito l’Eufemino d’oro, in segno di riconoscenza della città di Erba per quanto l’Università della Terza Età di Erba ha fatto nei suoi 25 anni di attività per i cittadini di Erba e dintorni.

La cerimonia avverrà domenica 8 settembre alle ore 17 presso il palazzo Majnoni (o al Castello di Pomerio in caso di maltempo)

Appena possibile pubblicheremo la comunicazione ufficiale con relativa motivazione.

Intanto esprimiamo la nostra più viva soddisfazione per questo ambito riconoscimento e invitiamo amici e soci a presenziare alla cerimonia.

Letture: In viaggio con Erodoto (Ryszard Kapuściński)

L’amico Cesare Cavenaghi, figura importante nella nostra Associazione, ha inviato questo bel resoconto delle sue letture estive.

Il titolo del libro “In viaggio con Erodoto” di  Ryszard Kapuściński (proposto da don Ivano per una lettura diversa, che induca a varcare i “nostri confini non solo geografici, ma anche della conoscenza ”), mi attrae e spinge al punto da recarmi in biblioteca a prenderlo in prestito.

L’autore, appena laureato, si presenta con semplicità,  come  reporter, allo Sztandar Mlodych (La bandiera dei Giovani), e viene incaricato di girare nei villaggi polacchi di provincia alla ricerca di fatti curiosi di cronaca da raccontare, ma ben presto si ritrova inspiegabilmente mosso da un impulso: “il mio massimo desiderio, quello che più mi turbava, tentava e attraeva, era di per sé estremamente modesto: la pura e semplice azione di varcare la frontiera”; cioè varcare un confine, un confine qualsiasi, per attraversare quelle linee reali, quanto immaginarie, che dividono i popoli. La caporedattrice della rivista, lo manda in India, affinché con i suoi reportage favorisca i legami fra i due paesi. Gli regala una copia delle “Storie” di Erodoto, storico greco del IV sec. A.C.; un libro tanto difficile da trovare nel suo paese (siamo nel 1955 all’alba del Patto di Varsavia, in pieno comunismo).

Inizia così l’avventurosa carriera di uno dei più celebri reporter europei, attraverso l’India (1956), la Cina (1957), il Sudan ed il Congo (1960), l’Etiopia e l’Algeria (1961), il Senegal (1963) e l’Iran (1979).

Il libro “Storie” di Erodoto (“il primo vero reporter della storia”), sempre presente nella valigia, si trasforma per l’autore in un autentico punto di riferimento, dove cercare tregua dagli avvenimenti del mondo e risposta agli interrogativi che la curiosità incalzante gli pone di fronte: dove ha inizio la storia? Perché gli uomini si combattono tra di loro?

I racconti dei viaggi appaiono sdoppiati: da una parte il presente che il giornalista vive e descrive nei suoi articoli e dall’altra le vicende storiche di quegli stessi popoli e di quelle terre, così che le narrazioni si alternano nei capitoli e si rincorrono continuamente.

Kapuściński si sente totalmente impreparato a vivere esperienze così forti, sia per la sua preparazione culturale che per l’aspetto prettamente più intimo e umano. Di ritorno dall’India, sopraffatto dall’esuberanza di colori, suoni, sapori e miti, afferma infatti che: “la mia mente era troppo imbevuta di razionalismo e di materialismo per immedesimarmi e penetrare in una cultura intrisa di spiritualità e di metafisica come l’induismo”.  Tuttavia, con il susseguirsi dei suoi viaggi e avventure in luoghi talvolta sperduti e pericolosi, Ryszard afferma: “il viaggio è la ricchezza, la fonte, il tesoro. Solo in viaggio un reporter si sente se stesso e a casa propria”: in Erodoto trova un amico, un collega del passato con cui condividere la propria filosofia di vita:

“la curiosità del mondo, il desiderio di esserci, di vedere ogni cosa ad ogni costo e sperimentare tutto di persona”. Sottolinea, infatti:” Chi perde la capacità di stupirsi è un uomo interiormente svuotato, ha il cuore bruciato. Chi considera tutto un déjà vu e non riesce a stupirsi di niente, ha perso la cosa più preziosa, l’amore per la vita.”

Kapuściński, è convinto che il viaggiatore “del futuro non si preoccupa: il domani è semplicemente un altro oggi.  Lo interessa il passato che scompare: ha paura che ne svanisca la memoria e che vada perduto.”

“Ciò che ci rende uomini e ci distingue dagli animali è la nostra capacità di narrare storie e miti: condividere storie e leggende rafforza il senso della comunità , l’unica condizione nella quale l’uomo può vivere.”

Egli narra i rischi e i pericoli corsi, gli incontri fortuiti e i dialoghi tra persone che non parlano la stessa lingua, le sue emozioni in presa diretta. Ne esce un mondo che non è mai una semplice catena di eventi, ma un magma emotivo di passioni che ogni uomo vive a suo modo. Il lettore viene portato dall’autore nelle zone più diverse e soffocanti del pianeta, facendogli dono dei propri dubbi e imbarazzi, delle proprie incomprensioni e paure di fronte a ciò che non conosce, ma che si presenta come l’unica realtà di quel momento.

Il dialogo con le “Storie” di Erodoto serve a Kapuściński, per universalizzare le sue esperienze e le sue domande. Emerge così l’anima del viandante che si specchia in storie fatte di guerre e rivoluzioni, ma anche di incontri, di volti, di scoperte, cercate con insaziabile curiosità e incrollabile fiducia nel prossimo, perché è solo a questo tipo di persone che gli estranei svelano i propri segreti.

E le descrizioni di Kapuściński sono quelle di chi ha viaggiato senza le cinture di sicurezza e diventano figure dell’anima di ogni uomo disposto ad incontrare il mondo. Un  viaggio, compiuto nell’assoluto rispetto delle tradizioni e della cultura del paese che ci ospita, con un sano desiderio di conoscere, di imparare, di capire. Anche e soprattutto perché, una volta tornati, un medesimo viaggio si può: “prolungare, ripetere e moltiplicare attraverso la lettura di libri, lo studio delle mappe, l’osservazione delle immagini e delle fotografie”.