Visita a Villa Agnesi e al Santuario di Montevecchia. (resoconto di A. D’Albis)

Nel pomeriggio di mercoledì 20 febbraio 2019, un gruppo di iscritti all’Università della Terza Età di Erba ha partecipato a una uscita organizzata dalla stessa Università

Alle 14.00 siamo partiti dal parcheggio di via Battisti col pullman in direzione Montevecchia, per visitare Villa Agnesi Albertoni, una delle dimore storiche più affascinanti della Brianza lecchese, in cui si respira ancora oggi l’atmosfera settecentesca vissuta da Maria Gaetana Agnesi, grande matematica del ‘700, che usava questa villa per le sue vacanze estive. Maria Gaetana Agnesi e sua sorella Maria Teresa, grande musicista, sono state ultimamente argomento delle lezioni del professor Pintaldi e della professoressa Zapparoli all’Università.

Ci ha accompagnato in pullman la nostra guida, dottoressa Silvia Brusadelli. Quando siamo arrivati alla villa abbiamo trovato il dottor Giovanni Vanossi, proprietario e direttore della Società di tour operator e guide turistiche di Merone, (agenzia alla quale ci siamo appoggiati per l’organizzazione) e attualmente anche sindaco del paese, che ci ha introdotti nella villa e ce l’ha decritta in modo veramente magistrale.

All’ingresso, il dottor Vanossi ci ha fatto notare che la villa si trova in cima alla verde collina di Montevecchia, in provincia di Lecco e che dall’alto domina la valle del Curone. Questa era una posizione strategica per dominare e controllare tutte le zone e le vie di comunicazione fino a Milano.

Superato il cancello, ci ritroviamo in un giardino all’italiana con al centro una grande fontana.

Qui il dottor Vanossi ci fa notare che la villa avrebbe dovuto avere la tipica struttura ad U dell’epoca, ma che per ragioni tecniche ed economiche assunse la forma a L tuttora ben conservata.

Rimanendo in questo giardino, il dottor Vanossi ci racconta, in breve, la storia della villa.

La villa venne edificata nel XVII secolo dai conti Panigirola. Nel ‘700 passò alla famiglia Brivio e poi alla famiglia Agnesi. (La mamma delle sorelle Agnesi era imparentata con la famiglia Brivio). Queste due famiglie erano di origine borghese e ristrutturarono la villa secondo lo stile rococò – tardo barocco che c’è ancora. Successivamente la villa passò agli Alberoni e, dopo una serie di altri proprietari, agli attuali che acquisirono la villa negli anni ’70 del ‘900 e ancora ci abitano.

Entrando nella villa, troviamo un corridoio che si congiunge con un altro giardino, che doveva essere l’ingresso principale nel ‘700. Il dottore ci spiega che la parola “corridoio” non vuol dire soltanto disimpegno, come lo intendiamo noi, ma anche “via di fuga” perché serviva per entrare e uscire dalla casa non visti, anche perché le porte delle stanze erano rigorosamente chiuse. Questo corridoio non aveva le porte che ci sono adesso, era ed è coperto e poteva considerarsi un giardino d’inverno o un posto per ripararsi dalla pioggia.

Nel secondo giardino, si vede la facciata della casa padronale con una porticina sulla sinistra che dava nella Cappella privata. La nostra brava guida ci spiega che le cappelle private di queste ville dovevano anche avere l’accesso dalla strada per far entrare il popolo durante le festività e anche questa ce l’aveva.

Ritorniamo all’interno ed entriamo nel primo salotto della casa.

Esso è un tipico salotto settecentesco, intimo, piacevole, adatto per intrattenere “piacevoli conversazioni” e molto frequentato quando in questa villa ci abitavano le sorelle Agnesi.

Ammiriamo un grande camino, delle straordinarie porte del Settecento e degli interessanti affreschi.

Passiamo a visitare uno più piccolo, dove, probabilmente, si riunivano gli uomini a fumare e a discutere di politica, mentre le donne inspiravano il tabacco e chiacchieravano in un ambiente separato.

Poi visitiamo una “sala da pranzo”, che non era una stanza adibita solo al pranzo. Infatti, nel ‘700 i tavoli erano dei cavalletti sulle quali si mettevano delle assi di legno e il numero dei posti variava a seconda del numero di ospiti. Solo nei refettori dei conventi c’erano i tavoli fissi di legno e lunghi, perché il numero dei monaci non variava.

Tuttavia, l’uso della tovaglia, rigorosamente bianca, c’è sempre stato in Italia, a differenza dei paesi anglo-sassoni.

Salendo da un bellissimo scalone, entriamo nella “foresteria” della villa dove è stato allestito un appartamentino con cucina e 6 posti letto che viene affittato ai turisti per pernottare o per una breve vacanza.

Nella “foresteria” c’è anche la camera da letto di Maria Gaetana Agnesi che, impedita dal padre ad entrare in convento, come desiderava, pur obbedendogli, gli chiese di poter vivere una vita ritirata, dedita allo studio e all’aiuto dei poveri, lontana dagli sfarzi e dalla vita mondana che si conduceva nella villa.

Scesi a pianterreno, ci dividiamo in due gruppi. Uno rimane in basso e l’altro si reca con la dottoressa Brusadelli al Santuario della Madonna del Carmelo o di San Giovanni decollato.

Dopo una salita di 180 scalini (abbastanza comodi), arriviamo al Santuario.

Prima di entrare la nostra guida ci spiega che nell’antichità in questo luogo c’era una torre di avvistamento, poi fu costruita una piccola cappella e infine questa Chiesa. Entriamo nella Chiesa in stile barocco.

E’ a una sola navata; sull’altare maggiore troneggia una statua della Madonna del Carmelo.

Ai lati ci sono 5 cappelle: 4 sul lato sinistro rispetto all’altare maggiore, che rappresentano San Bernardo, San Francesco e altri Santi. La quinta è sul lato destro e in essa c’è un affresco che rappresenta la decapitazione di San Giovanni Battista. Sulla parete di fronte all’altare maggiore, sopra la porta, c’è un organo.

Poi entriamo in Sacrestia dove vediamo un bellissimo baldacchino col quale si portava in processione la statua della Madonna.

 

Da un passaggio segreto inserito in un confessionale, accediamo a una scala (in verità un po’ scomoda) che ci porta al terrazzo della Chiesa da dove si gode un panorama bellissimo di tutte le zone circostanti.

La foschia, purtroppo, ci ha impedito di goderne pienamente.

Dopo aver ridisceso tutte le scale, recuperato il resto del gruppo e salutato le nostre due brave guide, abbiamo ripreso il pullman per Erba molto contenti della visita e dell’esperienza vissuta.

Durante il viaggio di ritorno il professor Pintaldi, che ha partecipato con noi alla visita guidata, ha fatto vedere un DVD da lui preparato su Maria Gaetana Agnesi e i luoghi nei quali è vissuta e ci ha fornito qualche altra informazione. Lo ringraziamo per questa sua disponibilità.

Siamo arrivati a Erba poco dopo le 18.00, stanchi, ma soddisfatti, e col desiderio di partecipare al più presto ad altre uscite come questa.

 

 

2 pensieri riguardo “Visita a Villa Agnesi e al Santuario di Montevecchia. (resoconto di A. D’Albis)”

    1. Grazie, Gianni, per questo commento!! Credo che il suo apprezzamento sia condiviso da quanti hanno partecipato a questa visita! Spero che torni presto ad animare queste pagine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *