Al Museo Branca. (reportage di Angela D’Albis)


La botte madre.

Bellissima visita guidata al Museo Branca di Milano nel pomeriggio di giovedì 29 novembre con l’UTE.

Il dott. Marco Ponzano, che ci ha fatto da guida, ci ha accolto con grande cordialità e  ci ha illustrato la storia dell’azienda Branca e del museo, partendo dai ritratti dei loro fondatori.

Il museo è nato  nel 2009 e racconta la storia di una delle più importanti aziende milanesi, le cui origini risalgono al 1845. Il museo è visitato da circa 5000 persone all’anno, anche studenti, soprattutto delle superiori e universitari.

E’ l’unico stabilimento ancora attivo in Europa, produce 20 milioni di bottiglie all’anno e rifornisce tutto il mondo. Il secondo stabilimento si trova in Argentina e produce 55 milioni di bottiglie solo per il mercato argentino.

Abbiamo visto un miscelatore, che, nel 1845, il capostipite, Bernardino Branca,  insieme a un medico svedese di nome Fernet, ha usato per miscelare un “medicinale” adatto a curare il colera e la malaria. L’esperimento riuscì e così  nacque il Fernet.

Poi è stata la volta della “Ruota delle spezie”, che contiene le 27 spezie della ricetta del Fernet  e che provengono da 4 continenti. Il segreto della qualità del prodotto, ci ha detto la nostra guida, sta anche nella dosatura e nel come si lavorano le 27 spezie. E’ importante anche l’alcool che tiene insieme le spezie e le valorizza fino a farle diventare dei veri e propri medicinali.

Abbiamo osservato, poi, dei calendari, le fotografie di un quotidiano che si pubblicava prima del Corriere della sera (“La Perseveranza”, dove si parla del Fernet-Branca) e un libro paga degli anni 30.

il logo

Poi ci è stata raccontata la storia del “Logo”, che nacque nel 1895 e dà garanzia al prodotto. Abbiamo visto anche tantissime bottiglie di imitazione di questo prodotto.

E’ stato interessante vedere come si sono evolute nel tempo le campagne pubblicitarie.

Infine, il dott. Marco Ponzano ci ha portato nelle cantine, che sono davvero enormi! Siamo entrati nel locale della “botte madre”, la botte più grande d’Europa, che scarica e riempie tutte le botti piccole, tutte di legno di rovere.

Ci sono lunghi corridoi con 300 tine per il brandy e 500 per il fernet. 800 botti di rovere  con 5 uomini che vi lavorano e si muovono in bicicletta. Prima dell’informatizzazione, c’erano 150 operai in cantina e 900 in tutta la fabbrica. Ora , con la tecnologia, ci sono circa 35 operai, di cui 5 in cantina.

Prima di uscire, abbiamo visto 4 botti – vasche, che  sono state usate fino al 1995. Erano rimaste inutilizzate e allora qualcuno ha pensato di riutilizzarle, perché niente va buttato, e ora sono 4 piscine per l’impianto anti-incendio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *